Editoriale

Non è possibile pensare di insegnare, trasmettere conoscenze, elaborare esperienze senza tenere conto del mondo reale, pregnante e invasivo, che vivono gli studenti. Si rischia il collasso dell'istituzione. La famiglia spesso ha dei forti limiti, il gruppo dei coetanei ingigantisce il vuoto e la scuola deve attrezzarsi a ricoprire un ruolo da protagonista nella costruzione, mattoncino dopo mattoncino, del cittadino del domani.

Perdere il filo del proprio ruolo e del proprio operato è molto facile e grande importanza riveste il panorama istituzionale, il confronto, la possibilità di discutere, di aprirsi e di decidere il da farsi, alla luce delle proprie e altrui esperienze e degli obiettivi da raggiungere. Questo è possibile durante i momenti di confronto istituzionali, ma il confronto deve avvenire soprattutto in un contesto di fiducia e stima reciproca e su linee di condotta e di pensiero che permettano ai docenti di mettere in discussione le propria esperienze.

Le conoscenze e le complessità attuali difficilmente possono essere comprese e gestite dai singoli insegnanti e, anche se faticoso, è necessario che la scuola si attrezzi per riuscire a costruire una intelligenza condivisa, un corpo unico in grado di ragionare con tante teste.

Le esperienze che oggi si susseguono un po' dovunque nel mondo sono tutte orientate a costruire una scuola che sia una comunità di apprendimento, di studio, di sperimentazione, nell'ottica di realizzare una scuola che sappia prima di tutto darsi gli strumenti per interpretare il mondo dei ragazzi, senza preconcetti o pregiudizi, e questo è tanto più vero quanto più ci si muove verso un contesto interculturale. La società è in continuo cambiamento e questo cambiamento è particolarmente veloce e significativo in questi anni di globalizzazione e movimenti migratori.

Nel recente Convegno internazionale tenutosi a Torino sull'Integrazione multiculturale e il COOPERATIVE LEARNING, decine di paesi si sono confrontati sulle modalità di integrazione interculturale e sull'efficacia dei sistemi educativi. In molti paesi si stanno avviando politiche che in Italia sono prassi consolidata e si stanno consolidando periodi di riforma che da noi sono stati avviati diversi anni or sono. Si è parlato delle riforme messe in atto dai diversi paesi, soprattutto in relazione alla durata e alla portata di tali interventi. I processi di riforma infatti, in alcuni casi oramai ultimate, hanno saputo valorizzare la scuola, dimostrando politiche di largo respiro e che, soprattutto, non hanno risentito delle alternanze di governo politico.

Due elementi sono da sottolineare. Il primo è dato da un'idea di scuola che è partita dal basso, dalle singole necessità delle scuole, dalle loro risposte ai bisogni; quest'idea si è trasformata in un progetto di riforma della scuola di alto profilo, in un modello ben preciso di cosa fosse necessario fare e di come fosse necessario intervenire a livello politico.

Il secondo momento è dato da un percorso di riforma che ha saputo giungere al termine, a prescindere dai contesti governativi che si sono succeduti e in cui ogni componente ha saputo svolgere la sua parte, ma dove soprattutto la politica ha saputo dimostrare coerenza e capacità di pensare il futuro e lo sviluppo, prescindendo dalle proprie necessità personali, sfuggendo con convinzione a un utilizzo individualistico e privato della politica e degli interventi sociali.

Sicuramente la formazione si è dimostrata una delle leve più importanti, una formazione coerente e consapevole degli obiettivi e dei processi necessari. Ma questa sarebbe stata inutile al di fuori di una cornice in cui i processi di riforma erano chiari così come le linee di condotta. Tutto ciò non può che suscitare invidia. Le nostre scuole per ora resistono. In particolare nella scuola primaria, si è saputo dimostrare l'eccellenza e la capacità di guardare il futuro.

ggi molti paesi stanno cercando queste politiche e a fatica le stanno raggiungendo con gli stessi ottimi risultati. Queste politiche nel nostro territorio oggi avrebbero necessità di integrazioni, di un respiro interculturale più ampio, ma la politica si sta dimostrando progressivamente incapace di governare la scuola.

Nelle nostre istituzioni è necessario partire dalla costruzione della fiducia e stima reciproche. È necessario lavorare per un corpo insegnante preparato, in grado di collaborare insieme alla costruzione della conoscenza, tenendo presente che la costruzione della fiducia non è scontata e non è sufficiente il rispetto e il confronto tra colleghi per raggiungerla. È necessario un percorso formativo, lungo e impegnativo, che richiede di mettersi in discussione e di acquisire delle competenze sociali e relazionali che tradizionalmente non rientrano nella formazione dei docenti. Quando però si è riusciti a costruire questa scuola fatta di insegnanti preparati che si confrontano, che hanno fiducia e stima reciproche, che sanno relazionarsi in modo concreto e costruttivo, che sanno perseguire didattiche efficaci, e se intorno c'è un vuoto istituzionale e politico, diventa difficile mantenere gli obiettivi raggiunti, soprattutto motivarli.

Sono necessarie politiche scolastiche adeguate, sicuramente seguite da percorsi di formazione obbligatori, con obiettivi ben precisi.

Che dire. Al momento attuale non ci rimane che impegnarci nelle scuole, con l'autonomia, la costruzione di reti, il supporto delle diverse associazioni professionali per fare molto e credere nel futuro costruendolo.

Fabrizio Ferrari